Reviews from Rock - West: albums (G - L)

The Gang - il seme e la speranza (2006)

Gas Money - 22 dollars (2006)

Paolo Giordano - kid in a toyshop (2000)

Holygold - the color white (2015)

La Rosa Tatuata - bandiera genovese (2001)

Max Lazzarin - don't touch my shoes (2008)

Legittimo Brigantaggio - senza troppi preamboli... (2006)

Ginger Leigh - sugar in my coffee (2005)

The Little Willies - The Little Willies (2006)

Mary Lorson & Saint Low - realistic (2005)

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THE GANG

IL SEME E LA SPERANZA
(CIA MARCHE - LIFEGATE MUSIC) 2006

Controverso è lontano sei anni, ma nel frattempo c'è stato lo splendido episodio di Nel Tempo Ed Oltre, Cantando, album inciso insieme a La Macina che vedeva ripresi sia pezzi propri sia pezzi della tradizione, mischiando in modo mirabile rock e folk.
Da lì sembrano ripartire i Gang, con l'intenzione di continuare a "gettare semi antichi, che sono idee, gesti, cultura" affinchè da questi semi germoglino in continuazione "giustizia sociale, pace, democrazia". Non è solo una metafora, quella del seme, perché queste canzoni sono comunque tutte saldamente legate al mondo contadino.
Con questo disco, tra brani nuovi, riproposizioni rivedute e corrette dal loro song-book e tradizionali, i Gang paiono voler "riportare tutto a casa"; con questo intento si fanno aiutare da molti degli amici che in vent'anni e più dal loro esordio hanno avuto modo di conoscere lungo i tanti chilometri percorsi sulla strada che da un concerto li portava ad un altro, fosse la sagra paesana, fosse il palasport, fosse la piazza di una grande città, fosse la bettola sperduta nella provincia, fosse "lungo la carovana, sotto l'arcobaleno…".
In questo nuovo lavoro Marino e Sandro Severini non esitano a regalare una delle loro canzoni più note, La Pianura Dei Sette Fratelli (era su Una Volta Per Sempre), al Coro Delle Mondine Di Novi. Non è l'unica dedica alla Resistenza: uno dei pezzi nuovi (4 Maggio 1944 - In Memoria) ci narra la storia della famiglia Mazzarini, massacrata dai nazi-fascisti.
La band che accompagna i fratelli Severini è composta dai fidi Francesco Caporaletti e Paolo Mozzicafreddo alla base ritmica, mentre le tastiere sono nelle mani di Marco Tentelli; ma grande importanza hanno anche gli altri musicisti coinvolti nelle sessions, tra cui spiccano Max "Grizzly" Marmiroli al sax e Alice Fabretti ai cori.
È Terra Nostra e Lacrime Del Sole (entrambe nuove) sono legate tra loro dalla cultura contadina, dal sudore, dalla fatica, dalle mani callose "con la terra sotto le unghie".
A Maria sarebbe l'inno ideale per l'8 marzo, se anche questa non fosse diventata una ricorrenza da sfruttare economicamente in tutti i modi.
Tre canzoni sono dedicate ad altrettanti personaggi del Sud America: A La Molina No Voy Mas (duetto con Jsmael Ziede Burba) è un tradizionale molto caro a Victor Jara, scomparso tragicamente insieme a migliaia di persone nello stadio di Santiago Del Chile l'11 settembre 1973 dopo la salita al potere di Pinochet. Comandante (dedicata al sub-Comandante Marcos, era in Fuori Dal Controllo) è da anni uno dei cavalli di battaglia nelle esibizioni live: questa nuova versione è meno festaiola, più rock. Chico Mendes (già su Le Radici E Le Ali) è la storia di un sindacalista che lottava per i diritti dei seringueiros dell'Amazzonia, ma anche per l'Amazzonia stessa.
Il tradizionale Saluteremo Il Signor Padrone nella versione dei Gang diventa una vera e propria metal-folk-protest song.
La Canzone Dell'Emigrante (testo di Marino su musiche di Ambrogio Sparagna) era stata incisa nell'88 in inglese su Reds: anche questo è un esempio del bisogno dei fratelli Severini di tornare alle radici.
Un uomo molto legato alle radici era Woody Guthrie: il suo classico This Land Is Your Land è una rimpatriata tra amici: Graziano Romani, Michele Anelli, Alice Fabretti, "Cisco", Andrea Parodi, Maurizio Zannato (Marmaja), Marco Mezzetti (Ratoblanco), "Paolino" Archetti Maestri (Yo Yo Mundi), Gianluca Spirito (Ned Ludd), Lorenzo Semprini (Miami & The Groovers), Luca Mirti (Del Sangre).
"Questa visione proviene da Gandhi" è la presentazione di Il Lavoro Per Il Pane, pezzo conclusivo. Marino Severini ne recita il testo sulle note che lo accompagnano fino all'ultima strofa del disco: "il mio popolo è qui dove egli canta, dove il lavoro suo è per il pane".
È la dimostrazione che i popoli di Marche, Chiapas, Cile, Amazzonia, India, seppur geograficamente lontani tra loro, hanno la stessa speranza, che deve trasformarsi in progetto: "pari opportunità, emancipazione, dignità, condivisione di un sogno antico: Antico come il cuore della terra. Dove risiede il futuro."

(da www.blackdiamondbay.it e www.the-gang.it)

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GAS MONEY

22 DOLLARS
(GAS MONEY) 2006

Basterebbe citare la frase riprodotta sul retro per capire la filosofia che sta alla base di questo gruppo e di questo disco: "still playing for drink tickets and 22 dollars".
Arrivati al secondo episodio della loro storia (Hopeless Love Affair del 2002 era il primo), Fred Stucky, Tony Bello e Adam "Ponyboy" Driscoll, sono in missione per conto di Dio Johnny Cash.
Già Cannonball Blues e Black Jack David sono traditional che non lasciano spazio ad equivoci, ma poi ci sono altre dodici songs, tra country, rock'n'roll, schitarrate elettriche, honky tonk, rockabilly, ballate. Certo, qualche piccolo momento di stanca c'è, perché reggere per 62 minuti è compito difficile anche per musicisti ben più navigati, ma son poi sempre pronti a ripartire con genuinità e passione.
E le canzoni sono storie di ragazze del sud (Dixie Girl), bicchieri di whiskey in abbondanza (Whiskey Dinkin' Friends), stanze d'albergo (Nashville Hotel), di cuori spezzati (Diggin' A Hole To Bury My Heart).
Provenienti dalla Pennsylvania, i tre Gas Money mettono in atto un percorso musicale che li porta attraverso gli stati della confederazione, tra strade polverose, bettole malfamate, motel sgangherati, treni che attraversano il nulla, il tutto rigorosamente in uno sgranatissimo bianco e nero.

(esclusiva www.picturesfromrock-west.it)

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PAOLO GIORDANO


KID IN A TOYSHOP
(STEP MUSIQUE) 2000


Chitarra finger-style, acquerelli jazz, atmosfere soffuse ma mai zuccherose o stucchevoli, grande perizia tecnica da parte di tutti i musicisti coinvolti.
Al secondo colpo, Paolo Giordano fa centro.
Avvalendosi della collaborazione di musicisti d'eccezione quali Michael Manring al basso, Alex Acuna alle percussioni, Lucio D'Alessandro alle tastiere e Gianluca Esposito al sax, l'abruzzese mette a punto un disco veramente ottimo. Grande importanza va data alla presenza di Jacqueline Perkins, sia perché la maggioranza dei testi le appartiene, sia perché con la sua voce calda impreziosisce parecchi dei pezzi, peraltro già strumentalmente perfetti.
Una produzione impeccabile, da parte dello stesso Giordano con l'aiuto di Stefano Severini (tra l'altro suo il testo della title-track), a dimostrazione della maturità raggiunta dal chitarrista pescarese.
Once Upon a Make Up, Kid in a Toyshop e Argentina Waiting compaiono in versioni sia cantate che strumentali, mentre Sadness e Incontro Mancato sono forse le composizioni più sentite dall'autore. Notevoli anche l'iniziale The Gamblers e Go Forth Living Arrows, ma non ci sono cedimenti di sorta e tutte le quattordici canzoni, ascolto dopo ascolto, entrano nella pelle e non si fanno dimenticare.
Voto: 8
Perché: è un disco di quelli da ascoltare dal tramonto all'alba, sperando che l'alba non arrivi mai.

(da Jam #68)

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HOLYGOLD


THE COLOR WHITE
(PMS STUDIO) 2015

Marco Holygold Massari, proveniente dall'esperienza Goldah, è al terzo album solista, dopo Wounded Memories e The Great Divide.
The Color White è un disco per true rockers, non ha importanza se più portati per il metallo, non ha importanza se con i gusti più virati verso il rock americano classico.
Un rock di cruda bellezza che rasenta ora le scorticature del punk, ora la grandeur dell'AOR da stazione FM anni '70/'80. Dall'accenno a Rockin' In The Free World di Looking For You, ai rimandi a Black sabbath, Metallica, Bon Jovi, un pizzico di Springsteen.
Eppure tutto suona in modo unitario, ed è cantato splendidamente e con forza, sia nei brani più ruvidi sia nelle ballate (stupenda Road To Happiness).
La base ritmica fornita da Lorenzo Salietti e Filippo Fioravanti, il tappeto sonoro delle tastiere di Raffaele Montanari, offrono un vigoroso e potente accompagnamento alle chitarre e alle parole del leader.
The Color White è un concept, la storia vera di uno che aveva smesso di camminare e ora ha iniziato a correre, ma che prima ha dovuto abbattere, sbriciolare, ridurre in polvere, l'enorme muro di dolore che si era costruito attorno. E adesso il viaggio si è fatto più interiore, fino al raggiungimento di una spiritualità vera e profonda.
Ne risulta un tributo pieno d'affetto alla vita, un'esortazione a non fuggire davanti alle minacciose avversità che ti si parano davanti quotidianamente.
Il progetto The Color White comprende anche un libro. Si può considerare il disco come la colonna sonora del libro. Si può considerare il libro come la traduzione (ci sono i testi in italiano, nel booklet del cd ci sono quelli in inglese). In realtà qui è narrata tutta la storia di come, per Marco, il bianco abbia preso il sopravvento sul nero.
Sacro e profano vanno a braccetto lungo tutto l'arco del percorso del progetto: non è un caso che il video della title-track sia stato girato in un ex convento.
Un album e un libro che parlano di gioia e speranza, allo stesso tempo disperati, catartici, rigeneranti, scritti e cantati da uno che ha attraversato il proprio inferno personale, ne è uscito, e adesso sa come si fa a trasformare il nero in bianco.

(da www.metal.it)


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LA ROSA TATUATA

BANDIERA GENOVESE
(SHEET ANCHOR - LA FLOTTA) 2001

Un ulteriore passo in avanti sulla strada della piena maturità: è quello che viene da pensare dopo l'ascolto del nuovo disco della band genovese.
Un disco idealmente dedicato a Fossati e De André, dove convivono storie di marinai ("…mio capitano trasforma…i miei pensieri cattivi in conchiglie da ascoltare…", o anche "sto costruendo una barca di legno che salperà…dalla mia finestra…") con storie d'amore (Dulcinea…con la bellezza che si crea dall'artefizio della mia pazzia…") e storie di vita ("Paolo porta pesce tutte le notti e la sua vita ha un brutto odore….").
Grande importanza ai testi quindi, come nel precedente Al Centro del Temporale, ma c'è una costante crescita anche nelle musiche, sempre legate ad un certo modo d'intendere il rock.
Max Parodi, Filippo Sarti, Matteo Dorcier, Massimiliano Di Fraia, Silvio Stagni e Giorgio Ravera (un grande chitarrista) si fanno aiutare da un manipolo di amici, tra i quali è doveroso citare Paolo Bonfanti, nelle vesti anche di produttore, e i fratelli Severini, ovvero i Gang.
Tra le canzoni spiccano Lontano dall'Uscita, Le Cose che Cambiano, Due Gocce, Dulcinea, e un'ottima rivisitazione di Rimini del duo De André - Bubola.
Voto: 7,5
Perché: unire testi d'autore alla musica rock e cantarli in Italiano non è semplice, ma La Rosa Tatuata lo fa in maniera straordinaria.

(da www.blackdiamondbay.it)

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MAX LAZZARIN


DON'T TOUCH MY SHOES
(ABNEGAT RECORDS) 2008

Se l’esordio con Baron Samedì vi era piaciuto, va subito detto che questo Don’t Touch My Shoes, è ancora meglio. Max Lazzarin è abile a convogliare tra i solchi (eh, una volta si diceva così…) del nuovo album la passione per i vari Dr. John (qui omaggiato con Goin’ back to New Orleans), Professor Longhair, Champion Jack Dupree, il Willy DeVille di Victory Mixture, magari anche Fats Domino.
Di passione, si parlava, e anche di solchi come fosse un vecchio long-playing. Mettetelo nel vostro cd-player e poi ditemi se il suono non esce caldo come da un vecchio vinile! È New Orleans music, sia che si attinga alla tradizione, come nelle personalissime rivisitazioni di Iko Iko o Goodnigh Irene, sia che ci si affidi ai pezzi originali (a firma Lazzarin o Lazzarin-Carbone), che a ben veder sono la parte più succulenta.
La band, quasi la stessa del primo disco, con lo stesso Max “Alligator” a voce e piano, Zeno Odorizzi al sax, Alessandro Arcuri al contrabbasso, Tim Smethurst alla batteria, con in più la chitarra di Paolo Bacco, l’armonica di Marco Pandolfi e le voci di Marsha Armour, Valentina Furlan e Michela Bonato.
Baby what you want è l’inizio perfetto, piano in evidenza, cori femminili a doppiare la voce del leader. Diddie wa Diddie (Dixon) ci trasporta ancora di più nelle atmosfere fumose di Storyville, Charlie and me e il ragtime Don’t believe me mantengono alta la tensione, è impossibile non farsi prendere dal ritmo. Oh Lord rallenta per un attimo, uno dei momenti migliori di tutto il lavoro.
Completano il tutto Who crawls doesn’t fall, l’ipnotica They called me, la strumentale Gators boogie, e la travolgente title-track che chiude alla grande un ottimo cd.
Se vi piacciono i profumi, i sapori speziati, ma soprattutto i suoni (barrelhouse, boogie, ragtime, blues, jazz, dixieland) delle lande che costeggiano il Mississippi, Don’t touch my shoes fa per voi. Lo sapevate che gli alligatori infestano il bayou proprio perché non si vogliono perdere questa musica qui? Voto: 7,5


(da www.rootshighway.it del 14 luglio 2009)


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LEGITTIMO BRIGANTAGGIO

SENZA TROPPI PREAMBOLI…
(BLOND RECORDS) 2006

Possono ancora far male i fucili a sei corde? Riescono ancora i pochi minuti di una canzone, i tre quarti d'ora scarsi di un cd, a fare vivere sensazioni e sentimenti come passione, come rabbia, come amore?
Ascoltando questo "Senza Troppi Preamboli…" la risposta è affermativa. Già dal titolo si capisce che questi ragazzi di Latina puntano al sodo, senza troppi fronzoli o lustrini inutili: dell'incisività nelle musiche e nel linguaggio paiono aver fatto una questione d'onore. Legittimo Brigantaggio, il nome scelto per il gruppo, è bellissimo, con una parola che pare la negazione dell'altra, ma a ben pensare è rafforzare un'idea, sapere che il sogno si può trasformare in certezza e non dissolversi nell'inconsistenza nebbiosa dell'utopia o della fiaba. Sono quindi due parole, che come Resistenza e Libertà, devono assolutamente e indissolubilmente convivere.
Gaetano Lestingi (voce e chitarra), Andrea Ruggiero (violino), Giuseppe Salvagni (batteria), Simone Sabatino (chitarre), Davide Rossi (fisarmonica) e Domenico Cicala (basso), formano un affiatato gruppo etno-folk-rock, giunto finalmente al primo album. Ma già con il demo "Quando Le Lancette Danzeranno All'Incontrario" si erano fatti conoscere dalla critica giornalistica musicale e, soprattutto, dai colleghi, che sono accorsi volentieri ad apportare il loro contributo a questo lavoro: da Enrico Capuano alla voce in "Piccola Leggenda" (…"trema la gente vestita di terrore, trema al passaggio scaltro del sognatore"…), a Sebastiano Ciccarelli degli E Zezi in "Tutto E' Merce", "Tammuriata Dei Carcerati" e "Alla Macchia", a Roberto Billi (in "Le Scatole Parlanti") e Stefano Fiori ("Colpo Grosso All'Asinara" probabilmente il punto più alto di tutto il disco) dei Ratti Della Sabina, per finire con il guru del combat-folk Marino Severini che recita, narra, la sua "La Lotta Dell'Inverno", accompagnato dal fido Marco Tentelli (con lui nei Gang) ai campionamenti e dallo stesso Davide Rossi a fisarmonica e tastiere.
Una sarabanda folk-rock supportata da banjo, clarinetti, trombe e tromboni (come in "Branko"), tamburelli e strumenti ad archi (vedi "La Notte Del Destino"), con Malcom X, Herbert Marcuse e Martin Luther King che spalleggiati da briganti e poeti fronteggiano "teleincantatori di serpenti", corsari rampanti ("La carica Dei Corsari") e ogni tipo di catene ("Firmamenti E Catene"). Ascoltandolo "Senza Troppi Preamboli…" ci si lascia trasportare da musiche e testi che, con allegria e ironia, con orgoglio e coraggio, vanno decisi "in direzione ostinata e contraria".

(da www.bielle.org del 15 gennaio 2007 e www.legittimobrigantaggio.it)

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GINGER LEIGH

SUGAR IN MY COFFEE
(LOVE MUSIC) 2005

Nativa di San Antonio, ma ormai residente ad Austin, la texana Ginger è arrivata al sesto album.
Dopo la chiusura dell'esperienze Ginger & Sarah Band e Vera Takes The Cake, Ginger Leigh ha continuato imperterrita a solcare i palchi di U.S.A ed Europa (spesso è in Italia) e a comporre e proporre la sua musica.
In questo cd troviamo rock, gospel, soul, pop e ballate, il tutto mischiato con un gran senso della melodia. Sei brani originali, più Mexican Man co-firmata da Cindy Hill e Close Enough scritta a quattro mani con Sarah Dashew, l'altra metà di Ginger & Sarah e delle Vera Takes The Cake.
Mexican Man, lunga ballata (7:35) giocata tra piano ed elettrica, è il top dell'album ma il gospel Holy World, con alcune frasi in italiano, e Whisper non sono da meno.
Ascolto dopo ascolto si penetra in profondità nell'anima del disco.
La voce sensuale di Ginger risalta in Close Enough, decisamente soul; la title-track è lunga, tesa, parte piano e cresce di ritmo, fino all'urlo disperato e liberatorio finale "I Want You". Angel è più rockeggiante e precede la splendida ballata In Your Company, brano dalla qualità decisamente superiore alla media.
Sugar In My Coffee è prodotto dalla stessa Leigh insieme alla leggenda Merel Bregante (batterista di Sunshine Company, Nitty Gritty Dirt Band, Fleetwood Mac, Loggins & Messina), e registrato ai Cribworks Studios di Austin.
Chiudono il disco Time To Move On e le versioni per le radio di Whisper e Mexican Man.
Chi pensa che Austin significhi solo country o blues è servito. Questa ragazza sta crescendo: Sugar In My Coffee è il miglior disco di Ginger Leigh.

(esclusiva www.picturesfromrock-west.it)

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THE LITTLE WILLIES


THE LITTLE WILLIES
(MILKING BULL RECORDS - EMI) 2006

Nati come divertissment, come cover band di Willie Nelson (da qui il nome), dopo tre anni di concerti per amici e pochi intimi, sono arrivati al disco d'esordio. Non è però la solita storia a lieto fine del gruppo emergente che arriva al contratto, perché qui abbiamo personaggi ormai abituati al music-business: Norah Jones, piano e voce, Richard Julian, chitarra e voce, Jim Campilongo all'elettrica, la base ritmica affidata a Lee Alexander e Dan Rieser.
Un giusto mix tra cover (non solo Nelson, off course) e pezzi scritti per l'occasione.
Tanta passione, e tanto coraggio, soprattutto da parte della Jones, che con questo disco rischia di spiazzare, e non poco, i suoi fans incravattati che si ritrovano per l'aperitivo nei locali più alla moda.
L'inizio è dedicato a Bob Wills, che aveva portato al successo questa Roly Poly scritta da Fred Rose. Fred Rose che è anche co-autore del secondo brano, I'll Never Get Out Of This World Alive, scritto con Hank Williams. Love Me, è il celebre brano cantato da Elvis e scritto dal duo Leiber - Stoller, cantata da Norah in perfetto stile anni '50, con tanto di coretto alle sue spalle: semplicemente spassosa. Due brani invece stravolti totalmente sono Best Of All Possible Worlds di Kristofferson e No Place To Fall, entrambi cantati da Julian. Con I Gotta Get Drunk arriva finalmente lo zio Willie, che poi tornerà con Night Life, perfetta per la Jones.
Streets Of Baltimore, riletta in modo molto simile, è un omaggio alla coppia Gram Parsons - Emmylou Harris, mentre Tennesse Stud arriva dalla fine dei fifthies.
Rimangono i quattro pezzi originali: Roll On, It's Not You It's Me, Easy As The Rain, Lou Reed, che si inseriscono alla perfezione nel contesto.
Registrato in presa diretta in poco più di due giorni, e con tre pezzi rimasti fuori, questo album è il perfetto matrimonio tra roots, country e jazz, suonato con gusto, sentimento e raffinatezza.
Piccoli Willies crescono.

(da www.highwayofdiamonds.135.it)

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MARY LORSON & SAINT LOW

REALISTIC (COOKING VINYL) 2005

Sweet Mary from Ithaca ha raggiunto una maturità compositiva invidiabile. Già il primo disco solista, intitolato semplicemente Saint Low, aveva evidenziato questa sua predisposizione, mentre il successivo Tricks For Dawn soffriva di carenze a livello di produzione, ma conteneva almeno tre ottime canzoni. Con Realistic prosegue il discorso avviato con Tricks, vale a dire più pianoforte e meno chitarre, ma la qualità intrinseca sia dei pezzi sia del lavoro teso a smussare gli angoli e a levigare il tutto raggiunge quasi la perfezione.
Si potrebbero citare i Willard Grant Conspiracy, che furono compagni di viaggio in un tour congiunto che qualche anno fa toccò anche l'Italia. Tutti i pezzi sono autografi, e metterei due brani su tutti: Spider, con Kathy Ziegler (collaboratrice dei Donna The Buffalo) a suonare tutti gli strumenti e la lunga Serenade. Tra i musicisti coinvolti nelle session, compare qua e là all'elettrica il compagno di vita Billy Cote (la mente dei disciolti Madder Rose).

(da Jam #118)

 

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Prosegue il connubbio Mary Lorson e Cooking Vinyl. Dapprima due dei quattro album con i Madder Rose (erano il grunge di New York, qualcuno li ricorda?), poi tre da solista. E' subito il caso di dire che la dolce Mary ha raggiunto una maturità compositiva invidiabile, e del resto inizia ad aumentare anche la sua produzione a livello di musiche per lungometraggi.
Ottimo era il primo disco solista, intitolato semplicemente Saint Low, mentre il successivo Tricks For Dawn, pur con almeno tre bellissimi pezzi, soffriva a livello di produzione.
Con Realistic ci si avvicina all'apice: più pianoforte, meno chitarre, ma la qualità dei brani è altissima.
Talvolta le liriche potrebbero trarre in inganno, ma dalla musica traspare serenità; e probabilmente il fatto di abitare in quel posto stupendo adagiato sulla riva del lago Cayuga (non lontano dall'Ontario) sommato alla recente maternità, non sono estranei a tutto ciò.
E la voce? Non è un caso se Robert Fisher (leader dei Willard Grant Conspiracy), che già l'aveva voluta in un lunghissimo tour di qualche anno fa che aveva toccato anche la nostra penisola, l'ha chiamata per il prossimo disco in studio del combo bostoniano.
Dodici pezzi autografi, e molte le segnalazioni: Spider, con Kathy Ziegler (collaboratrice dei Donna The Buffalo) a suonare tutti gli strumenti, la lunga Serenade (top del disco), Lonely Boy, Ties That Bind, ma è la compattezza delle composizioni a risaltare. Compare qua e là all'elettrica il compagno di vita Billy Cote, che dei disciolti Madder Rose era la mente.

(da www.blackdiamondbay.it)

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